No al bullo, puoi fermarlo da solo

La società mi spaventa, ve lo dico chiaramente. Lasciamo perdere le mode e le chiacchiere varie (anche se potrei parlarne per ora), ciò che mi lascia senza parole è il bullo adolescente.

Sì certo il bullo di turno c’è sempre stato, il prepotente o la signorina con la puzza sotto il naso. Ma sono i metodi che sono cambiati, sono arrivati all’estremo. Tredicenni che picchiano anziani, che rispondono al professore, che portano una ragazza a buttarsi da una finestra. Questa è la realtà che vogliamo?

No, io non ci sto e lo dico da mamma e da ragazza che il ‘bullo’ lo ha vissuto sulla sua pelle. So bene cosa si prova, so benissimo il terrore di rientrare in aula e rivedere quelle stesse facce odiose sempre. E so bene anche l’ostacolo che si prova a parlarne con i genitori che magari non capirebbero lo stato d’animo.

Ma si può fermare il bullo. Ed ora vi dico come ho fatto io.

Facevo il primo anno delle scuole superiori di un istituto lontano da casa, tutto femminile. Venivo dal mio mondo dorato di paese dove ci conoscevamo tutti, dove davanti scuola veniva mamma a prendermi, dove piangevo per un brutto voto tra le coccole delle mie amiche… quelle di sempre.

Appena entrata in aula, così grande, piena di ragazze ho davvero sentito un tonfo. Ci dovevamo presentare in piedi, una alla volta. Erano tutte vestite manco ci fosse stata una sfilata e la professoressa sorrideva ad ogni bel viso che si presentava. Ovviamente, più papà aveva un cognome noto, più il vestito era di marca, più il fisico era bello e più la prof sorrideva. Oggi la vedo come ignoranza, a quei tempi come inferiorità.

Non avevo vestiti appariscenti, non avevo un fisico asciutto di chi faceva 3 palestre e 6 giorni dall’estetista, non avevo trucco in faccia (svegliarmi presto era già un’impresa per me), ero semplicemente un numero in mezzo alla massa.

Per un anno intero sono stata presa di mira dal gruppetto ‘figo’ della classe, dalle bulle.

Camminavano allo stesso passo, vestite con ogni tipo di marca, a scuola erano nella media, ma mai eccellenti, ma le loro lingue come lame. Ridevano per le mie maglie non stirate, per i miei abiti sempre uguali, per i miei capelli spesso legati, per il mio viso senza trucco, per le mie occhiaie profonde…

Ridevano di me e basta. Potevo fare qualsiasi cosa che il loro ‘errore’ o ‘orrore’ ero io.

Ricordo perfettamente ogni loro volto, ogni battuta tagliente, ogni mia emozione… e di anni ne sono passati molti.

Non si sono mai chieste perché avevo le occhiaie, perché avevo la maglia arruffata, perché il mio volto era sempre triste. A loro importava ferire.

Era un periodo buio della mia vita:

Mia madre era a Roma con mio padre che combatteva tra la vita e la morte dopo un trapianto di rene, mio fratello faceva il militare ed io ero sola, a 14 anni a casa dei nonni anziani in campagna. Dovevo farcela con le mie forze, da sola, con il cuore in pezzi.

A casa era un casino, al telefono a mamma non dicevo nulla, a scuola venivo attaccata. Così rubacchiavo i soldi ai miei per stare fuori tutta la mattina, per comprarmi una maglia griffata, per offrire il caffè a quelle ‘vipere’ in jeans pur di farmele amiche finché un giorno tutto cambiò.

Le avevo provate tutte, eppure loro inventavano finte telefonate fatte da me, finti sms che io mandavo loro, inventavano accuse e stupidaggini solo per trovare qualcuno da attaccare per il loro piacere. Feci a pugni con me stessa ed alla fine ho capito che loro gioivano se io soffrivo.

Ma se le avessi ignorate?

Così mattina dopo mattina decisi di non darle peso, di non degnarle di uno sguardo, ho deciso che ero io a non voler far parte di loro, ero io a ‘snobbarle’ perché da loro non potevo avere proprio nulla che un livello di cultura pari allo zero.

Iniziai a non ascoltare ciò che dicevano, a ripetermi che forse quello che loro volevano era la mia attenzione, a sorridere alle loro offese perché non erano vere ed allora erano battute stupide. Ecco questo è stato per me il cambiamento.

Pian piano hanno iniziato a non calcolarmi più e così passarono gli altri 4 anni. Oggi? Ci salutiamo per strada, ognuna ha fatto una strada differente. Io? Io ho realizzato me stessa, io sono esattamente dove volevo essere… loro non lo so.

Non ti dico che sarà facile e tanto meno che lo dimenticherai, no, rimarrà una ferita aperta per sempre, imparerai a conviverci e sorriderai al pensiero di quanta importanza davi a certa gente. Diventerai forte, diventerai la guerriera di te stessa. Ma ricordati che se ti attaccano è per invidia, per stupidaggine, per ignoranza: tu sii superiore ed ignora chi non dovrebbe nemmeno sederti accanto.

Perché tu vali molto di più, tu sei molto di più, tu sarai molto di più… te lo dice chi il bullismo lo ha vissuto, lo ha combattuto e lo ha vinto a testa alta. Ma ricordati che parlarne con chi è più grande di te è sempre la strada vincente per eliminare questa piaga…vedrai tremeranno davanti alla realtà dei fatti e scapperanno perché i bulli, quasi sempre, sono gattini arruffati.

Vi lascio il link per per segnalare possibili abusi:

O se vuoi dillo a me…raccontami la tua storia, posso essere le tue orecchie, la tua amica.. cercami sui social o scrivi a esseffeword@gmail.com

Foto di Amnesty International

Senza categoria

Esseffeblog View All →

Il tempo che abbiamo a disposizione è limitato, per questo dobbiamo cercare di vivere la vita che più ci piace….

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: